Johann Sebastian Bach, “Le Sonate in trio” BWV 525-530

I parte (introduzione, uso dei registri dell'organo).

Sei Sonate o Trii per due tastiere con il pedale obbligato. Bach le ha composte per il suo figlio Wilhelm Friedmann, affinché potesse diventare il grande virtuoso che in seguito divenne. Non si può dire abbastanza della loro bellezza. Sono state fatte nell’età più matura del compositore, e possono essere considerate la sua opera principale di questo genere.

“Vita, arte ed opere di Johann Sebastian Bach”, Johann Nicolaus Forkel, 1802

 

…oltre ad altri trii per l’organo ve ne sono in particolare 6 per due manuali e pedale assai noti, che sono scritti in maniera così galante, che ancora oggi suonano molto bene e mai invecchiano, bensì sopravvivranno a tutte le rivoluzioni delle mode musicali.

“Paragone fra Handel e Bach”, anonimo (Carl Philipp Emanuel Bach?) 1788

 

Le sei sonate in trio sono da annoverare fra i capolavori di Bach. L’equilibrio formale e la naturalezza delle linee melodiche ben nascondono all’ascoltatore lo scopo didattico per cui furono scritte: Johann Sebastian voleva dare al giovane figlio Wilhelm Friedmann una palestra di esercizi, per potersi presentare al mondo musicale quale virtuoso d’organo. Ancora oggi, lo studio assiduo di queste sonate è il metodo migliore per raggiungere indipendenza ed eguaglianza fra le due mani, raffinatezza nell’uso del pedale, abilità nella scelta delle registrazioni e stabilità nella conduzione del tempo.

Il manoscritto autografo, conservato presso la biblioteca di Berlino, è databile intorno al 1730. Alcuni fra i movimenti delle sonate furono composti  probabilmente negli anni precedenti, destinati non all’organo bensì ad organici strumentali differenti: ad esempio il primo movimento della sonata in mi minore BWV 528 rielabora la sinfonia per oboe d’amore, viola da gamba e continuo della cantata Die Himmel erzählen die Ehre Gottes, eseguita a Lipsia nel 1723.

Le sonate BWV 525-530 non hanno il loro modello compositivo nel repertorio organistico;  si ispirano invece alle sonate in trio strumentali (sonate per lo più per due violini e basso continuo, ma anche per flauti, oboi, e altri strumenti), genere musicale che i musicisti tedeschi avevano fatto proprio all’inizio del Settecento, attingendo largamente dal repertorio dei violinisti italiani.

Sebbene il linguaggio musicale delle  sei sonate sia unitario e immediatamente riconoscibile, ogni singolo movimento esplora delle soluzioni formali diverse: in alcuni Bach adotta la forma bipartita, in altri usa il da capo, in altri ancora una struttura più chiaramente derivata dal concerto vivaldiano. Bach riprende da Vivaldi sia la successione dei tre movimenti – allegro, adagio, allegro – sia la cosiddetta forma ritornello, che vede l’alternanza di un tema principale e di episodi modulanti. Il pedale svolge per lo più la funzione di semplice basso continuo ma in qualche caso, soprattutto nei movimenti finali, il suo ruolo diventa più attivo e contrappuntistico.

Per l’interprete la perfetta indipendenza fra mani e piedi è la componente tecnica delle sonate che richiede il maggior studio. Inoltre, per il semplice fatto che lo stesso materiale melodico viene affidato in ogni movimento prima ad una mano e poi all’altra, è facile accorgersi quando manchi uguaglianza fra le due mani; il controllo dell’articolazione, la fluidità del ritmo e dell’ornamentazione sono difficoltà tecniche non indifferenti. Superato  l’aspetto tecnico (in realtà per molti un lavoro lungo e faticoso), si aprono però i veri problemi interpretativi:

  1. la scelta delle registrazioni
  2. la velocità di esecuzione
  3. la capacità di porgere all’ascoltatore l’architettura musicale di ogni singolo movimento
  4. i segni di articolazione e gli abbellimenti

In questo e nel prossimo articolo affronteremo questi argomenti.

Le registrazioni

Le indicazioni autografe di registrazione nell’opera organistica di Bach sono pochissime: nel Concerto in re minore BWV 596, trascrizione di un concerto vivaldiano per archi, il violino viene imitato con l’Ottava di 4’ suonata all’ottava bassa ed il violoncello con il Principale di 8’ unito all’Ottava. Nel preludio al corale Gott durch deine Gute BWV 600, il secondo  dell’Orgelbüchlein, Bach contrappone il Principale nel manuale alla Tromba del pedale (si noti la delicatezza dei registri ad ancia in Germania se confrontati con gli omologhi registri francesi: in Francia la tromba del pedale poteva essere contrapposta al plen jeu non certo al solo Principale). Molti fra gli autografi dei Preludi e Fughe riportano la dicitura in Organo pleno; purtroppo per nessuna composizione in trio abbiamo un’indicazione dettagliata di registri.

Le uniche opere che danno un suggerimento, seppur vago, sono i corali Schübler. Due di questi corali (Wachet auf ruft’ uns die Stimme BWV 645 e Wo soll ich fliehen hin/Auf meinem lieben Gott BWV 646) sono composizioni in trio e nella voce bassa è indicato “16’ “. Non si tratta certo di usare un registro di 16’ da solo, bensì di avere un 16’ come base sonora; del primo corale si conosce la versione per voce, violino e continuo: in questa versione strumentale, tratta da una cantata, non è certo evidente l’uso di un contrabbasso o di un violone di 16’, eppure  Bach riteneva all’organo necessario il 16′ al basso, forse per la mancanza delle armonie del continuo nella versione organistica.

In un’altra fonte, cronologicamente e geograficamente vicina a Bach, troviamo nelle composizioni per organo in trio, il 16’ al pedale: si tratta della raccolta Harmonische Seelenlust di Georg Friederich Kaufmann, un’antologia di corali pubblicata a Lipsia nel 1733.

Molti fra i 63 corali portano indicazioni di registrazione ma, limitando la nostra attenzione ai corali scritti in trio, troviamo le seguenti registrazioni:

Ach Gott, vom Himmel sieh darein, à 2 Clav. et Ped. con Oboe. Hauptmanual: Gemshorn 8’; Oberwerk: Vox humana 8’, Spillpfeife 4’; Pedal: Subbaß 16’, Gemshorn 8’. Il corale è affidato ad un oboe, mentre l’organo accompagna con una scrittura in trio.

Gelobet seist du, Jesu Christ, à 2 Clav. et Ped. con Oboe. HM: Principal 8’; OW: Clarin 4’ et Spillpfeife 4’ (oder Principal 4’), Ped: Subbaß 16’ et Octavbaß 8’. Il corale è affidato ad un oboe, mentre l’organo accompagna con una scrittura in trio.

Herr Christ, der einig Gottssohn. Hauptwerk: Principal 8’, Vox humana [8’]; Oberwerk: Gemshorn [8’], Gedackt 8’. Il corale è affidato ad un oboe, mentre l’organo accompagna con una scrittura in trio. I registri del pedale non sono specificati.

Herr Gott, dich loben alle wir Oberwerk: Principal 8’; Rückpositiv: Principal 4’. Il corale è affidato ad un oboe, mentre l’organo accompagna con una scrittura in trio. I registri del pedale non sono specificati.

Jesus Christus unser Heiland 2 Clav. et Pedal. [m. destra]: Principal 8’; [m. sinistra]: Principal 4’; [Ped.]: Subbaß 16’, Octavbaß 8’.

Wenn mein Stündlein vorhanden ist. [Manual]: Gemshorn 8’, Flöte; Pedal: Violon oder Subaß, Oktavbaß.

Wie schön leuchtet der Morgenstern, à 2 Clav. et Ped. con Oboe. Hauptmanual: Principal 8’; Oberwerk: Vox hum. 8’, Principal 4’; Ped.: Subbaß 16’, Oktavbaß 8’. Il corale è affidato ad un oboe, mentre l’organo accompagna con una scrittura in trio.

Wo Gott zum Haus nicht gibt sein Gunst à 2 Clav. et Ped. Manual: Principal 8’; Rückpositiv: Principal 4’. I registri del pedale non sono specificati.

 

Nei corali in cui la registrazione è in base 4’ la mano sinistra deve essere eseguita un’ottava sotto. Kaufmann ci parla anche nella prefazione di suonare con la mano sinistra all’ottava bassa.

A tale riguardo è interessante notare che in tutte le sei trio BWV 525-530 la mano sinistra non scende mai sotto il do2, permettendo quindi l’uso di suonare all’ottava grave in base di 4’. Questa registrazione consente tra l’altro una postura del corpo assai più naturale, riportando la mano sinistra verso la parte sinistra della tastiera. Una conferma della volontà di Bach di non scendere sotto il do2, per permettere questo espediente, ci viene dall’autografo della seconda sonata: nel Vivace iniziale, alla battuta 45, sono ancora evidenti i segni di una correzione. La prima versione che scendeva nel grave è cancellata e sostituita dalla nuova versione, che non oltrepassa il do2 e che consente di suonare in base 4′ all’ottava sotto.

Autografo delle Sonate di Bach, conservato a Berlino (P271); si noti nel rigo grave la cancellatura

 

L’uso del Subbasso 16’ al pedale e l’utilizzo di registrazioni in base 4’ sono caratteristiche specificate anche in un’interessante Sonata in trio del compositore Johann Gottlieb Janitsch (1708-1762), pubblicata a Berlino a cura di Carl Philipp Emanuel Bach.

Ulteriore suggerimenti di registrazioni ci sono dati dalle disposizioni foniche degli organi con cui Bach si confrontò nella sua vita. In particolare ci sembrano significative le tendenze dell’organaria della Turingia nella prima metà del Settecento: si assiste in questo periodo al moltiplicarsi dei registri che imitano gli strumenti ad arco (Viola, Fugara, Salicionale, Viola da Gamba, Corno camoscio). Questi registri sono forse i più indicati a ricreare le sonorità della musica da camera.

Organo Trost (1739) del castello di Altenburg:

Hauptwerk: Groß-Quintadena 16′, 
Flaute travers 16’
, Principal 8′, 
Bordun 8′, 
Spitzflöte 8′, 
Viol di Gamba 8′, 
Rohrflöte 8′, 
Octava 4′, 
Klein-Gedackt 4′, 
Quinta 3′, 
Superoctava 2′, 
Blockflöte 2′, Sesquialtera 2 fach, 
Mixtur 6-9 fach, 
Trompette 8′, 
Glockenspiel, 
Tremulant

Oberwerk: Geigen-Principal 8′, Hohlflöte 8′, Vugara 8′, Quintadena 8′, Lieblich Gedeckt 8′, Flaute douce 2fach 4′, Gemßhorn 4′, Nassat 3′, Octava 2′, Waldflöte 2′, Superoctava 1′, Cornet 5fach 8′ , Mixtur 4-5fach, Vox humana 8′, Tremulant

Pedal: Principalbass 16′, Violonbass 16′, Subbass 16′, Octavenbass 8′, Posaunenbass 32′, Posaunenbass 16′, Trompettenbass 8′

OW/HW, HW/Ped

 

Organo Hildebrandt (1746) della chiesa di San Venceslao a Naumburg:

Rückpositiv: Principal 8 ‘, Viol di Gambe 8 ‘,Prestanta 4 ‘, Quintadehn 8 ‘, Rohr-Floete 8 ‘, Vagara 4 ‘, Rohr-Floete 4’, Nassat 3 ‘,
Octava 2 ‘, Rausch-Pfeife 2 fach, Mixtur 5 fach, Fagott 16 ‘

Hauptwerk: Principal 16 ‘, Quintadehn 16 ‘, Octava 8 ‘, Spitz-Floete 8 ‘, Praestanta 4 ‘, Cornet 4 fach, Gedakt 8 ‘, Spitz-Floete 4’, Sesquialter 2 fach, Octava 2 ‘ Quinta 3 ‘, Weit-Pfeife 2 ‘, Mixtur 8 fach, Bombart 16 ‘, Trompete 8 ‘

Oberwerk:
 Bordun 16 ‘, Principal 8 ‘, Hohl-Floete 8 ‘, Princ. unda maris 8 ‘, Praestanta 4 ‘, Gemshorn 4 ‘, Quinta 3 ‘, Octava 2 ‘, Wald-Floete 2 ‘, Tertia 1 3/5 ‘, Quinta 1 ½ ‘, Sif-Floete 1 ‘, Scharff 5 fach, Vox humana 8 ‘

Pedal: Principal 16 ‘, Octaven Bass 8 ‘, Violon Bass 8 ‘, Octaven Bass 4 ‘ , Octava 2 ‘, Mixtur Bass 7 fach, Trompet Bass 8 ‘, Clarin Bass 4 ‘, Posaune 16 ‘, Posaune 32 ‘, Violon Bass 16 ‘, Subbass 16 ‘

OW/HW, RP/HW, HW/Ped, Tremulant HW + RP, Schwebung OW, Cymbelstern

 

 

Si noti dunque la massiccia presenza di registri di 8′ e 4′: a queste registrazioni dobbiamo forse guardare nell’imitare le sonorità della musica da camera e abbandonare le registrazioni acute che hanno pervaso il mondo organistico nella seconda metà del secolo scorso.

Suggerisco sempre di studiare le trio sonate sia con la mano sinistra all’ottava sotto che all’ottava reale e logicamente di abituarsi alle differenti posizioni. Nel confronto con i diversi strumenti, l’organista deve essere sempre preparato alle differenti situazioni.

E’ molto utile anche lo studio in cui una delle tre voci prevale, nell’ascolto dell’organista: quante volte può capitare di suonare su uno strumento dove, ad esempio, alla consolle il pedale è fortissimo, ma in chiesa è assolutamente equilibrato. Se nello studio non si è sviluppata questa capacità di adattarsi, il tempo di prova prima di un concerto può essere spesso troppo breve!

Un ultimo avvertimento per gli organisti italiani: il Subbasso di 16′ che, a quanto sembra dalle fonti antiche, era voluto da Bach al pedale è ben diverso dal Contrabbasso di 16′ della tradizione italiana. Questo è sempre troppo massiccio e lento nell’emissione. Se questo è l’unico 16′ dell’organo è meglio farne a meno.